Comune di Cagliari. Concluso con successo il tavolo di lavoro tra Comune, Concessionaria di riscossione (AIPA) ed Associazioni di categoria, coordinate da AIFIL, che ha condotto – primo caso a livello nazionale – alla stesura di criteri interpretativi delle norme in materia di Imposta Comunale sulla Pubblicità.

di Francesco Laruffa - 13 giugno 2011
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Comune di Cagliari. Dopo il clamore suscitato dalle legittime proteste dei commercianti cagliaritani e dalle Associazioni di categoria, è stato aperto un tavolo di lavoro con lo scopo di sciogliere definitivamente quei nodi interpretativi della complessa legislazione fiscale che hanno visto su posizioni contrapposte i contribuenti da un lato e la concessionaria di riscossione, congiutamente al Comune, dall’altro. Il tavolo si è concluso nel dicembre 2010 con la sottoscrizione di un accordo scritto contenente, fra l’altro, i criteri interpretativi da adottare anche per il futuro.

La vicenda del Comune di Cagliari rappresenta uno di quei casi emblematici in cui davvero si può affermare che “l’unione fa la forza” ed in cui da un’esperienza negativa sono stati tratti elementi per migliorare complessivamente il rapporto tra contribuente ed ente impositore.

L’unione ha fatto la forza. L’unione è quella di tutte le associazioni di categoria che si sono mosse compatte, dall’AIFIL – promotrice e coordinatrice – nella persona del Rappresentante Provinciale, Alberto Lai, alla Confesercenti, alla Confcommercio, alla Federalberghi, alla CNA, alla API SARDA, alla Casartigiani; esse hanno saputo fare fronte comune per contrastare un air jordan 11 femmes atteggiamento vessatorio della Pubblica Amministrazione, posto in essere, nel caso di specie, attraverso la longa manus della Concessionaria di riscossione AIPA la quale, per le annualità 2009 e 2010, ha notificato a tappeto avvisi di accertamento agli ignari commercianti con calcoli delle superfici imponibili delle insegne non rispondenti ai parametri previsti dalla normativa ed alle situazioni di fatto e con l’applicazione di sanzioni del 200%.

Le Associazioni hanno reagito con forza e determinazione a ciò che ritenevano un sopruso sapendo mettere in campo le migliori professionalità e competenze. Alle iniziali manifestazioni di piazza, conferenze stampa, interrogazioni e mozioni consiliari, agli incontri con i rappresentanti politici, nel corso dei quali ha prevalso il “muro contro muro”, è subentrata una fase distensiva, di dialogo, concretizzatasi nell’apertura di un tavolo di lavoro che ha evitato lo scontro giudiziario e quindi la proposizione di migliaia di ricorsi.

Al tavolo di lavoro hanno partecipato L’Avv. Francesco Laruffa del Foro di Milano per delega di tutte le associazioni di categoria, unitamente all’Avv. Antonello Rossi del Foro di Cagliari; il Sign. Alberto Lai e la Signora Simona Lai, in rappresentanza di AIFIL e delle altre Associazioni; il Dott. Gianfilippo Collini ed il Dott. Massimiliano Unali in rappresentanza della Concessionaria AIPA; il Dott. Antonello Melis, Assessore ai Tributi del Comune di Cagliari ed il Dott. Gerolamo Solina, Dirigente del Settore Tributi dell’Amministrazione comunale.

I lavori si sono svolti nell’arco di tre riunioni, quella del 10 dicembre 2010, quella del 14 gennaio 2011 e quella del 24 febbraio 2011, i cui verbali sono allegati al presente articolo.

Oltre agli aspetti contingenti della proroga dei termini di pagamento per consentire il riesame di tutte le pratiche alla luce dell’accordo ed all’azzeramento delle sanzioni del 200% per omessa dichiarazione, l’aspetto più rilevante dell’accordo riguarda l’individuazione di criteri certi su quattro questioni fondamentali emerse nel contenzioso che si riportano testualmente per maggior chiarezza.

1)      Individuazione, ai fini dell’esenzione, del concetto di insegna di esercizio nel caso delle così dette insegne “promiscue”, ovvero recanti loghi o marchi, tipologia e descrizione dell’attività esercitata oltre la denominazione dell’azienda.

L’art. 17, comma 1 bis del D. Lgs. n. 507/93, introdotto dal comma 1 dell’art. 10, L. 448/2001, sancisce l’esenzione dall’imposta comunale sulla pubblicità delle insegne di esercizio di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati.

La definizione di insegna di esercizio è fornita dall’art. 47 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada: “La scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da simboli e da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa. Può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta”.

L’insegna, pertanto, oltre all’indicazione del nome del soggetto o della denominazione dell’impresa che svolge l’attività, può evidenziare anche la tipologia e la descrizione dell’attività esercitata, nonché i marchi dei prodotti commercializzati o dei servizi offerti.

E’ pertanto esente l’insegna o le insegne di superficie complessiva sino a 5 mq. che contenga al proprio interno, nel medesimo manufatto (ad esempio cassonetto), marchi o simboli dei prodotti venduti o dei servizi offerti, mentre viceversa essi rientrano nell’imposizione se contenuti in un distinto e separato mezzo pubblicitario.

In tal senso si è espresso il Ministero delle Entrate e delle Finanze con le Circolari n. 3/DPF del 3 maggio 2002, n. 11159/2006/DPF/UFF del 19 marzo 2007 e n. 2 / DPF del 24 aprile 2009.

A titolo esemplificativo: Cassonetto recante: BAR ALFA – CAFFE’ LAVAZZA.

Comune, Associazioni e AIPA concordano nel considerare il cassonetto un’insegna di esercizio in quanto evidenzia nel medesimo manufatto marchi o simboli dei prodotti commercializzati.

A titolo esemplificativo: Cassonetto recante: “PASTICCERIA SAN BENEDETTO ZEPPOLE CASSATA SICILIANA”.

Comune, Associazioni e AIPA concordano nel considerare il cassonetto un’insegna di esercizio in quanto evidenzia nel medesimo manufatto la tipologia e la descrizione dell’attività esercitata-

A titolo esemplificativo: Cassonetto recante: PASTICCERIA SAN BENEDETTO + Cassonetto recante: “ZEPPOLE CASSATA SICILIANA”.

Comune, Associazioni e AIPA concordano nel considerare “PASTICCERIA SAN BENEDETTO“ un’insegna di esercizio e “ZEPPOLE CASSATA SICILIANA” insegna pubblicitaria in quanto la tipologia e la descrizione dell’attività esercitata è evidenziata in un manufatto separato.

Viene risolto così definitivamente l’annoso problema delle così dette “insegna promiscue” sul quale peraltro, come evidenziato dall’avv. Laruffa, vi è una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Cass. Civ. – Sez. V – Sent. N. 30-10-2009, n. 23021).

2)      Calcolo degli arrotondamenti.

L’art. 17, comma 1 bis del D. Lgs. n. 507/93 sancisce l’esenzione dell’imposta per le insegne di esercizio “di superficie complessiva fino ai 5 metri quadrati”.

Il riferimento alla superficie complessiva attiene anche alla fattispecie della pluralità di insegne presenti presso la medesima sede di impresa. Ciò si ricava, oltre che dal dato letterale della norma, anche dalla ricostruzione storica della stessa.

L’art. 10 della “Finanziaria 2002” (G. Uff. n. 301 del 29 dicembre 2001) ha modificato, fra l’altro, l’art. 17 del D. Lgs. N. 507/93 esonerando dal pagamento dell’imposta “le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a cinque metri quadrati”.

Successivamente con legge 24 Aprile 2002 n. 75 di conversione del Decreto Legge 22 febbraio 2002, n. 13 recante “Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità degli enti locali” sono state introdotte alcune modifiche alla suddetta disciplina.

Con la citata legge n. 75/2002 è stata estesa l’esenzione sino a cinque metri quadrati anche al canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari, di cui all’art. 62 del D.Lgs. n. 446/97, che i comuni hanno facoltà di adottare in air jordan 12 femmes sostituzione dell’imposta. Inoltre il comma 5 dell’art. 2 bis ha chiarito che “per le insegne di esercizio di superficie complessiva superiore ai cinque metri quadrati l’imposta o il canone sono dovuti per l’intera superficie”, annullando in tal modo la franchigia suffragata da un’interpretazione ministeriale. Il successivo comma 6 precisa poi che “In caso di pluralità di insegne l’esenzione è riconosciuta nei limiti di superficie di cui al comma 1”( 5 mq).

Ciò significa che occorre procedere alla somma della superficie di ciascuna insegna, senza alcun preventivo arrotondamento, e se tale somma risulterà inferiore al limite di legge dei cinque metri quadrati l’esenzione dovrà essere riconosciuta al contribuente.

Inoltre, detta interpretazione è suffragata dal comma 5 dell’art. 7 del D.Lgs. 507/93 che recita: “i festoni di bandierine e simili nonché i mezzi di identico contenuto, ovvero riferibili al medesimo soggetto passivo, collocati in connessione tra loro si considerano, agli effetti del calcolo della superficie imponibile, come un unico mezzo pubblicitario.

Non vi è dubbio che nel caso di pluralità di insegne collocate presso il medesimo esercizio ricorra l’ipotesi prevista dalla norma testé menzionata in quanto sussiste il requisito della connessione, ovvero quello alternativo dell’identità di contenuto del messaggio e, in ogni caso, senz’altro l’unicità del soggetto passivo: l’imprenditore commerciale titolare dell’impresa identificata con le insegne.

Inoltre la Circolare del Ministero delle Finanze n. 2/DPF del 24 aprile 2009 ha chiarito che “nel caso di pluralità di insegne l’arrotondamento previsto dal comma 2, del citato art. 7 del D. Lgs. n. 507 del 1993 – in base al quale le superfici inferiori ad un metro quadrato si arrotondano per eccesso al metro quadrato e le frazioni di esso, oltre il primo, si arrotondano a mezzo metro quadrato – deve essere applicato solo alla somma complessiva delle superfici imponibili e non alla superficie di ogni singola insegna”. Di medesimo segno la Circolare n. 3/DPF del 3 maggio 2002.

L’avv. Laruffa precisa che, in caso di pluralità di insegne di esercizio, collocati nella stessa facciata o su struttura autonoma, anche non contigue, ai fini del calcolo dell’imposta, si deve sommare la superficie di ogni singolo cassonetto con arrotondamento finale in quanto sono riconducibili allo stesso soggetto passivo.

AIPA effettua l’arrotondamento alla superficie di ogni singola insegna e non alla somma complessiva delle superfici invocando l’applicazione dell’art. 7 del D. Lgs. N. 507/93. Non tiene conto della riconducibilità al medesimo soggetto passivo ed essendo staccate l’una dall’altra  le ritiene non connesse “fisicamente” come I festoni di bandierine.

AIPA, dunque, non concorda circa la soluzione prospettata dalle Associazioni di categoria, ritenendo corretto il proprio operato.

Dopo Ampia discussione, per quanto concerne le annualità 2009 e 2010, si conviene che  non si può procedere a rideterminazioni del tributo  mentre per il 2011, fatte le opportune valutazioni di impatto sul gettito, per le quali l’amministrazione si riserva la decisione finale, si formula una ipotesi di soluzione:

La superficie potrebbe essere calcolata nel modo seguente: Se dalla sommatoria delle superfici delle varie insegne di esercizio (senza arrotondamenti sulla singola insegna), poste nella medesima sede aziendale, si rientra nella misura massima di 5 mq. si potrebbe applicare l’esenzione di cui all’art. 17, comma 1bis del D. Lgs. N. 507/93; se, viceversa, dalla sommatoria delle superfici delle varie insegne di esercizio, poste nella medesima sede aziendale, si supera il limite di 5 mq. non si procede all’applicazione dell’esenzione e per ogni singolo manufatto si applica l’arrotondamento previsto dall’art. 7 del D. Lgs. N. 507/93.

Il Dott. Solina precisa al riguardo che tale soluzione interpretativa, dopo le opportune valutazioni dell’Amministrazione, potrà essere oggetto di un’eventuale modifica regolamentare per le annualità future.

Associazioni, Comune e AIPA, concordano sul punto.

3) Computo separato delle superfici relative alle insegne di esercizio rispetto a quelle dei mezzi pubblicitari presenti nel medesimo esercizio commerciale.

Dal computo dei cinque metri quadrati di superficie devono essere escluse sia le fattispecie pubblicitarie che, in base a specifiche disposizioni normative, sono di per sé esenti, sia gli altri mezzi pubblicitari che non possono essere definiti come insegna di esercizio e, come tali, soggetti ad imposizione (Cfr. Circ. n. 3/DPF del 2002).

Comune, Associazioni e AIPA concordano.

4) Pubblicità realizzata attraverso marchi o prodotti esposti in vetrina.

Occorre precisare che non può essere assoggettato ad imposta il marchio o i marchi dei prodotti esposti in vetrina quando il marchio è incorporato nel prodotto.

E’ del tutto evidente che la finalità dell’esposizione in vetrina non è tanto quello di reclamizzare quella determinata casa produttrice, ma bensì quello di mostrare al consumatore la tipologia dei prodotti offerti in vendita all’interno dei locali. Si pensi ancora ad un negozio di abbigliamento che espone gli indumenti e gli accessori di abbigliamento in vetrina, ovviamente corredati dai relativi marchi di fabbrica; non è certo immaginabile un’imposta calcolata sulla superficie dell’abito, del pantalone o della camicia.

Cosa diversa è l’esposizione di un vero e proprio mezzo pubblicitario (cartello, vetrofania o altro) in relazione al quale si applica la disposizione di cui all’art. 17, comma 1, lett. a) del D. Lgs. n. 507/93: “Sono esenti dall’imposta: a) la pubblicità realizzata all’interno dei locali adibiti alla vendita di beni o alla prestazione di servizi quando si riferisca all’attività negli stessi esercitata, nonché i mezzi pubblicitari, ad eccezione delle insegne, esposti nelle vetrine e sulle porte di ingresso dei locali medesimi purché siano attinenti all’attività in essi esercitata e non superino, nel loro insieme, la superficie complessiva di mezzo metro quadrato per ciascuna vetrina o ingresso

Resta inteso che il calcolo della superficie non può essere esteso all’intera vetrina ma alla superficie dei singoli mezzi pubblicitari.

Anche in questo caso – come precisato dalla Circolare n. 2/DPF – “[...] ai fini del calcolo della superficie imponibile, nel caso di pluralità di esposizione sulla stessa vetrina ovvero sulla medesima porta di ingresso, l’arrotondamento deve essere applicato solo alla somma complessiva delle superfici imponibili, e non ad ogni singola superficie”.

Comune, Associazioni e AIPA concordano.} else {

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