Insegne in vista dell’autostrada: il revivement del consiglio di stato.

di Francesco Laruffa - 29 giugno 2012
Classificato in: Legislazione, Nazionale, Opinioni | Tag: ,

L’installazione delle insegne di esercizio lungo e in vista delle autostrade è, da sempre, uno dei temi più controversi nell’ambito di una materia di particolare complessità, quale quella del posizionamento di impianti pubblicitari lungo la rete viaria. Pubblichiamo qui un articolo di tre anni fa che mantiene intatta la sua utilità per gli operatori del settore insegne.

La complessità della materia discende senza dubbio dalla quantità e dalla qualità degli interessi oggettivi e soggettivi giuridicamente tutelati toccati dalla stessa, che vanno dalla sicurezza stradale al principio di libertà di impresa. La preminenza attribuita ad uno piuttosto che ad altri degli interessi coinvolti, può condurre gli organi chiamati ad applicare le norme che regolano la materia in modo diametralmente opposto.

Per quanto riguarda la collocazione di impianti lungo le autostrade o gli itinerari internazionali, il settimo comma dell’articolo 23 del Codice della Strada è apparentemente chiaro nel vietare l’installazione lungo e in vista delle autostrade, degli itinerari e delle strade extraurbane principali di qualsiasi forma di pubblicità, ad esclusione delle insegne di esercizio.

L’interpretazione di tale norma, tuttavia, ha dato luogo ad un vivace dibattito avente ad oggetto la distinzione tra insegne di esercizio, la cui collocazione è ammessa, e insegne pubblicitarie, che sono invece vietate.

La Direzione Generale dell’ANAS, con circolare n. 41/98, datata 11 maggio 1998, ha assoggettato l’apposizione di insegne lungo le autostrade a ristrette limitazioni, giungendo a configurare l’ammissibilità delle sole insegne poste sull’ingresso principale dell’azienda.

La giurisprudenza amministrativa, susseguendosi su posizioni analoghe, ha invalidato la posizione assunta dall’A.N.A.S. nella propria circolare n. 41/98, ammettendo la collocazione di insegne in qualunque punto dello stabilimento ed anche nelle pertinenze accessorie dello stesso, seppur situate lontano dalla sede principale dell’impresa, e in numero superiore ad una (si vedano, ex multis, T.A.R. Veneto – sentenza 19 luglio 2002 n. 3566; T.A.R. Veneto – sentenza 27 maggio 2003 n. 3018; T.A.R. Emilia Romagna – sentenza 19 settembre 2003, n. 1544) .

Il suddetto orientamento giurisprudenziale ha poi trovato il conforto del Consiglio di Stato. L’organo superiore di giustizia amministrativa, infatti, con parere n. 1093/2001, confermava che l’articolo 23 del Codice della Strada consente la presenza lungo le autostrade di insegne di esercizio, anche multiple, poste in qualunque punto dello stabilimento, ivi comprese le pertinenze accessorie situate lontano dalla sede principale dell’impresa (tra le quali il tetto, la facciata laterale e l’eventuale ingresso secondario).

La questione, tuttavia, è stata riaperta proprio dal Consiglio di Stato, che, con sentenza 28 giugno 2007 n. 3782, ha fatto riferimento ad una nozione ben più restrittiva di insegna di esercizio, rispetto a quella fatta propria nelle precedenti pronunce.

Il Consiglio di Stato, infatti, ha ritenuto legittimo il provvedimento con il quale l’ente proprietario della strada ha negato il rilascio dell’autorizzazione richiesta ai sensi dell’art. 23 comma 7 del Codice della Strada per l’istallazione di una insegna di esercizio, nel caso in cui l’insegna stessa non sia da collocare sull’ingresso principale dell’azienda, ma sul tetto dell’edificio e rivolta al tracciato stradale; in tal caso, ha statuito l’organo giudicante, l’insegna, per le sue caratteristiche, in quanto non collocata in prossimità dell’ingresso dell’azienda, non può essere considerata come una semplice insegna di esercizio, ma essenzialmente quale un mezzo pubblicitario e può costituire fonte di pericolo per la circolazione autostradale.

Dal combinato disposto del comma 1, del comma 7 e del comma 13 bis dell’art. 23 del Codice della Strada, discende, infatti, che il nulla osta favorevole dell’ente proprietario della strada riguardante l’insegna di esercizio è subordinato alla condizione che la stessa non si configuri, in effetti, per le sue caratteristiche, quale mezzo essenzialmente pubblicitario e, in secondo luogo, che, pur trattandosi, effettivamente, di insegna di esercizio, non pregiudichi la sicurezza della circolazione.

L’orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato ha trovato l’immediata adesione della giurisprudenza di merito.

Ed infatti, proprio il TAR Veneto, che per primo aveva adottato una nozione assai estensiva di insegna di esercizio, a detrimento di quella di insegna pubblicitari, ha ritenuto di dover rimeditare l’orientamento precedentemente assunto.

In particolare, il TAR Veneto, sez. III, con sentenza 20 novembre 2007 n. 3713 ha stabilito che una insegna deve considerarsi pubblicitaria e non “di esercizio” non solo nel caso in cui non sia collocata in prossimità dell’accesso all’impresa, ma su di una parte del tetto del capannone di produzione dell’impresa stessa, ma anche nel caso in cui sia collocata non già dal lato d’ingresso allo stabilimento e presso la strada attraverso cui vi si ha effettivamente accesso, ma rivolta verso l’autostrada, dalla quale soltanto l’insegna può essere letta con chiarezza.

E, in precedenza, sempre il TAR Veneto, con sentenza 21 settembre 2007 n. 3134 ha giudicato legittimo il provvedimento, con il quale l’ente proprietario della strada ha nega il rilascio dell’autorizzazione richiesta ai sensi dell’art. 23, comma 7 del Codice della Strada per l’istallazione di una insegna di esercizio, nel caso in cui l’insegna stessa non contenga solo il nome della ditta, ma anche un elemento ultroneo, non essenziale e non funzionale alla individuazione dello stabilimento della società, destinato ad evidenziare la tipologia del prodotto o del settore nel quale l’azienda opera.

Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio revivement giurisprudenziale, i cui effetti, purtroppo, non tarderanno a farsi sentire nell’immediato futuro.}

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