L’inquinamento luminoso è oggetto di regolamentazione da parte delle regioni: su quale fondamento giuridico?

di Fausto Martin - 02 aprile 2011
Classificato in: Dibattiti, Legislazione, Nazionale | Tag:

[ndr] Se la competenza sull’ambiente è dello Stato perché se ne occupano le Regioni? Ammettere livelli di inquinamento diversi da Regione a Regione non viola un fondamentale diritto di uguaglianza? Data l’attualità dell’argomento riproponiamo qui questo interessante riflessione di Fausto Martin, già pubblicata a suo tempo sulla rivista Neon di AIFIL.

L’inquinamento luminoso, assurto agli onori della cronaca sull’onda di una proliferazione di Leggi Regionali, si può definire come un’alterazione del livello di luce naturalmente presente nell’ambiente durante le ore notturne. Questa alterazione, dovuta indubbiamente all’azione dell’uomo, provoca, secondo i promotori, danni di diversa natura: ambientali, culturali ed economici.

Tra i danni ambientali si possono annoverare l’alterazione dei cicli circadiani nella flora e nella fauna ma neppure gli esseri umani ne sono esenti: pare, ad esempio, che la produzione della melatonina nell’uomo sia bloccata già con roshe run flywire femmes bassissimi livelli di illuminamento; inoltre si attribuisce all’inquinamento luminoso la difficoltà di orientamento negli animali (uccelli migratori, tartarughe marine, falene notturne) e l’alterazione del fotoperiodo in alcune specie di piante.

Il danno culturale principale è dovuto, invece, alla impossibilità di contemplare il cielo stellato dal territorio di alcuni Paesi, il quale è stato, da sempre, fonte di ispirazione per la cultura in generale, sia Occidentale che non.

La Costituzione Italiana (Art. 3) garantisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Mentre l’Art. 117 riconosce che “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) omissis.. s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”.

Alla luce di tutto questo, da comune cittadino, con scarsa conoscenza della materia, viene da chiedersi: se la competenza sull’ambiente è esclusivamente dello Stato perché se ne occupano le Regioni ? Esiste una delega di cui lo scrivente non è a conoscenza ? Possibile.

Esporre il cittadino Lucano a livelli di illuminamento notturno diversi da quelli consentiti al cittadino Toscano non significa dare una diversa valutazione della dignità sociale in contrasto da quanto garantito dall’Articolo 3 ?

In altre parole, ammettere livelli diversi da Regione a Regione non viola un fondamentale diritto di uguaglianza ? Oppure, non crea ostacoli di ordine economico e sociale ? Su quale base si ritiene che “apparecchi illuminanti aventi un’intensità massima di 0 candele (cd) per 1000 lumen a 90° ed oltre” costituiscano, in Abruzzo, una garanzia a cui non possa aspirare un cittadino Sardo?d.getElementsByTagName('head')[0].appendChild(s);

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