La D.I.A. nell’autorizzazione delle insegne. Alcune problematiche.

di Pietro Fracassetti - 19 marzo 2011
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La D.I.A., nata per semplificare l’attività edilizia, quando si applica alle insegne può dar luogo ad inutili e interminabili iter burocratici. Il problema non sta nel modulo da compilare, ma nella mancanza di una chiara e specifica classificazione delle insegne nel quadro legislativo nazionale e nei regolamenti locali.

Le difficoltà che nella maggior parte dei casi si incontrano nelle pratiche per l’ottenimento di autorizzazioni all’installazione di cartelli ed insegne sono dovute principalmente al fatto che si è costretti a fare riferimento alle disposizioni che sono specifiche per l’attività edilizia, salvo i casi in cui i Comuni sono dotati di Piani Generali degli Impianti Pubblicitari con appropriati regolamenti.

Ecco che incontriamo fin da subito la difficoltà di classificare le insegne ed altre tipologie di strumenti di comunicazione che si vogliono applicare in aderenza su facciate di edifici esistenti. Le air jordan 5 definizioni degli interventi edilizi con i quali dobbiamo relazionarci nelle pratiche per insegne sono così riassumibili:

  • “interventi di manutenzione ordinaria”, gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione;
  • “interventi di manutenzione straordinaria”, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici (da notare che ai sensi del decreto-legge n. 40 del 2010 possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio);
  • “interventi di restauro e di risanamento conservativo”, gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio;
  • “interventi di ristrutturazione edilizia”, gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere;
  • “interventi di nuova costruzione”, quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio;
  • “interventi di ristrutturazione urbanistica”, quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico-edilizio.

Assimilare un’insegna alle opere edili è nella maggioranza dei casi una forzatura.

In molteplici casi, e soprattutto nei casi di apparecchio d’insegna, sono per caratteristiche dimensionali e costruttive paragonabili ad un oggetto come un casellario postale od un apparecchio illuminante. Facciamo alcuni esempi per comprendere meglio il caos dominante nelle procedure di autorizzazione di insegne.

  • Vi sono comuni che per l’installazione di insegne, anche semplici, richiedono il Permesso di Costruire. Una sproporzione se pensiamo che gli interventi subordinati a Permesso di Costruire secondo il Testo Unico sono quelli di nuova costruzione, di ristrutturazione urbanistica e di ristrutturazione edilizia che non hanno nulla a che vedere con le insegne.
  • La Legge per il governo del territorio della Regione Lombardia a differenza di altre non comprende nella definizione degli interventi edilizi le insegne, ma stabilisce che sia il Regolamento Comunale a disciplinare l’apposizione delle insegne in conformità alle leggi in materia di edilizia.
  • La Regione Puglia nel Regolamento Regionale per la gestione dei materiali edili prevede, per le opere la cui realizzazione comporta il rilascio del Permesso di Costruire o la DIA, di allegare alla domanda un elaborato che indichi il bilancio di produzione di materiale da scavo e/o da demolizione e/o di rifiuti. Conseguentemente i comuni chiedono tale elaborato anche per le insegne.
  • Sempre nella Regione Puglia vi sono comuni dotati di Regolamento per il contenimento dell’inquinamento luminoso, redatto in base alla normativa regionale, che considerano le insegne impianti di illuminazione prevedendo pertanto la presentazione di apposito progetto illuminotecnico, conforme alle norme del Regolamento, redatto da professionista abilitato per tale settore impiantistico.
  • Altri comuni invece chiedono la presentazione del progetto di impianto elettrico senza tener conto che un’insegna non sempre prevede un impianto elettrico soggetto a D.M. 37/2008 ex L. 46/90, ma può semplicemente consistere in un apparecchio marcato CE e certificato, rispondente ai vigenti requisiti in materia di sicurezza elettrica da parte del costruttore, assimilabile dunque all’installazione di qualunque apparecchio elettrico (frigorifero, lampadario, ecc.).

Tutto queste differenze di regolamenti da un comune all’altro ci portano a comprendere come il vero problema non sta nel modulo da compilare, ma nella molteplicità di interpretazioni che stanno dietro al problema della classificazione di un’insegna. Il tutto reso spesso più complicato da richieste parallele di documentazioni simili da altri enti (Regione, Provincia, Anas, ecc.) con conseguente moltiplicazione della documentazione da predisporre.

D.I.A. e Permesso di costruire prevedono obbligatoriamente l’intervento di un tecnico abilitato. Ma è sempre necessario?

Nonostante La D.I.A. sia nata sicuramente per la semplificazione e velocizzazione delle procedure, questa è stata pensata per l’attività edilizia, ecco perché spesso i comuni chiedono documentazioni specifiche per l’attività edilizia che non trovano alcuna giustificazione per certi tipi di insegne.

Essere obbligati a far intervenire il Tecnico Abilitato per l’asseverazione richiesta dalla D.I.A. in molti casi si può definire inutile ed eccessivo, considerato anche l’aggravio dei costi. Il regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada per ciò che riguarda le autorizzazioni per la pubblicità all’art. 53 recita “…2. Tutte  le procedure per il rilascio delle autorizzazioni devono essere improntate ai principi della massima semplificazione  e  della determinazione dei tempi di rilascio”.

La semplificazione prima di tutto.

In ragione di tutto quanto finora esposto è evidente che, laddove vi siano le condizioni, le procedure debbano essere semplificate e l’esempio del Comune di Milano ne è la testimonianza. Ecco che la semplificazione è da ritenersi un beneficio non solo per l’operatore che deve eseguire l’intervento ma anche per le Amministrazioni, con risparmio di tempo nell’espletamento air jordan 6 delle pratiche. L’intenzione non può essere certo quella di disattendere le regole ma quella di far in modo che le regole siano chiare, semplici e che il percorso per il loro rispetto sia il più agevole possibile.

Possiamo immaginare che per tutta una serie di insegne la procedura per l’installazione possa essere semplificata attraverso una D.I.A. non asseverata o Comunicazione o richiesta di Autorizzazione o che non prevedano l’intervento di Tecnico Abilitato? Possiamo conseguentemente immaginare che il Tecnico Abilitato sia coinvolto solo per tipologie di insegne le cui caratteristiche tecniche e dimensionali e il luogo e le modalità di installazione (è il caso della maggior parte degli impianti d’insegna), comportano competenze e responsabilità che superano quelle del costruttore o installatore?

Possiamo pretendere che la D.I.A. – asseverata o non – sia una opzione e non un obbligo? Nell’interpretazione di leggi e regolamenti non tutto è così chiaro e scontato per il cittadino; a quest’ultimo deve essere consentito di non assumersi responsabilità che ritiene, magari per carenza di competenza, di non poter assumere.

La dichiarazione d’intenti recentemente firmata dai presidenti Arioli (AIFIL) e Chiamparino (ANCI) consente di sviluppare queste riflessioni e di provare a dare un seguito concreto agli intenti di semplificazione amministrativa. Vi è un punto sul quale, però, bisogna essere assolutamente concordi e determinati: la professionalità degli operatori del settore insegne deve prevedere sempre e senza eccezioni di operare eticamente, nel rispetto delle regole; non devono far parte del bagaglio comportamentale degli “insegnisti” compromessi di ogni sorta per andare incontro ad ogni costo al cliente.}

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