La responsabilità della pubblica amministrazione. Quando sbaglia il dipendente pubblico ed il cittadino subisce un danno chi paga?

di Francesco Laruffa - 20 settembre 2010
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Il tema del risarcimento del danno cagionato dalla Pubblica Amministrazione per atti posti in essere dal dipendente pubblico in violazione dei propri doveri è estremamente delicato poiché coinvolge la struttura stessa dello Stato e la propria organizzazione (o disorganizzazione) a tutti i livelli: dagli organi centrali dello Stato a quelli periferici, così come coinvolge gli Enti Pubblici Territoriali (Regioni, Province e Comuni).

La Giurisprudenza in proposito parla di danno “indiretto” della P.A. per identificare quel danno cagionato al soggetto privato, persona fisica o giuridica, dalla condotta del dipendente, cui consegue il risarcimento ad opera dell’Amministrazione che sopporta il relativo onere.

Occorre intanto precisare che la causazione del danno a terzi da parte del dipendente pubblico presenta una peculiarità rispetto ala comune responsabilità “aquiliana” ex art. 2043 del codice civile. La responsabilità così detta “aquiliana” è quella cui sono soggetti tutti i cittadini ed in virtù della quale air jordan 11 femmes chiunque commette un fatto doloso o colposo che provochi ad altri un danno ingiusto è tenuto a risarcire il danno. La responsabilità aquiliana rappresenta uno dei cardini del nostro ordinamento giuridico e, soprattutto, un principio di civiltà.

Come dicevamo, la particolarità della responsabilità del dipendente pubblico consiste nel fatto che, ai sensi dell’art. 28 della Costituzione, il quale consacra il principio della solidarietà passiva tra dipendente ed amministrazione di appartenenza, la responsabilità si estende anche a quest’ultima.

Occorre precisare, tuttavia, che il rapporto organico in forza del quale la pubblica amministrazione è obbligata a rispondere dei danni arrecati a terzi dai propri dipendenti, viene meno soltanto nel caso in cui il comportamento dell’agente non sia diretto al raggiungimento dei fini istituzionali relativi alla struttura presso cui egli opera, ma sia ispirato da motivi strettamente egoistici ed utilitaristici volte ad escludere qualsiasi collegamento tra le mansioni svolte e l’attività che ha prodotto il danno.

In gergo strettamente giuridico si parla di “immedesimazione organica”, ovvero, in un rapporto così stretto tra dipendente ed organo di appartenenza da farne un unico soggetto, un unico punto di riferimento per gli atti posti in essere da quell’Ente. D’altra parte l’Ente astrattamente considerato non può che “agire” attraverso comportamenti, atti umani dei dipendenti di cui è composto.

Alla luce di tale principio di “immedesimazione organica” la persona fisica del dipendente e l’Ente di appartenenza sono posti sullo stesso piano quali responsabili solidali e diretti per il danno cagionato al privato.

Il privato danneggiato può quindi scegliere alternativamente di citare in giudizio (fare causa) uno dei due oppure entrambi.

Nella gran parte dei casi viene citato in air jordan 12 femmes giudizio l’Ente collettivamente ed impersonalmente considerato, naturalmente in persona del rappresentante pro tempore, in primo luogo perché vi sono maggiori garanzie di solvibilità, ossia maggiori possibilità di ottenere il risarcimento del danno per equivalente, mediante il pagamento di somme di denaro di cui normalmente l’Ente pubblico è dotato, in secondo luogo perché l’Ente risponde del danno cagionato anche in caso di “colpa lieve”, mentre il dipendente risponde soltanto per “colpa grave” o “dolo”.

Tale limitazione, mantenuta anche dopo la così detta privatizzazione del pubblico impiego dall’art. 55 del Decreto Legislativo n. 165 del 2001, si fonda sull’esigenza di garantire al dipendenza una fascia di sicurezza, piochè la preoccupazione di dover rispondere verso terzi anche di una lieve negligenza potrebbe paralizzare lo svolgimento dell’attività amministrativa

Nel caso in cui si agisca nei confronti del dipendente occorre adire il Giudice ordinario con i conseguenti tre gradi di giudizio (Tribunale, Corte d’Appello, Corte di Cassazione) e quindi con i lunghissimi tempi che l’esperimento di tutti e tre i gradi comporta.

Nel caso più probabile e consigliabile in cui, invece, il danneggiato ritenga di agire nei confronti dell’Ente occorre rivolgersi al Giudice Amministrativo con due soli gradi di giudizio (Tribunale Amministrativo Regionale e Consiglio di Stato).

Le sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 13659 del 2006 hanno statuito che, nel caso di azione esperita nei confronti della persona fisica, non rileva stabilire se il dipendente abbia agio quale organo dell’amministrazione ovvero per finalità private, in quanto nell’uno come nell’altro caso, l’azione risarcitoria è proposta nei confronti del funzionario in proprio e, quindi, nei confronti di un soggetto privato, distinto dall’amministrazione, con conseguente giurisdizione del Giudice ordinario.

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