L’imposta comunale sulla pubblicità comprende in se anche la TOSAP.

di Francesco Laruffa - 08 maggio 2010
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Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 105 del 8 gennaio 2010, ha affrontato la questione della non cumulabilità dell’Imposta comunale sulla pubblicità con la TOSAP (Tassa di occupazione spazi ed aree pubbliche).

Per la verità la questione non è nuova ed è già stata oggetto di fake breitling precedenti sentenze della Suprema Corte del 2004 e del 2007, orientamento, quindi, consolidato, che è stata riproposta nuovamente a seguito del ricorso in Cassazione avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio – sez. 36 – n. 127 depositata il 9 luglio 2007.

Il principio cardine espresso dalla suprema Corte può essere così sintetizzato: “gli impianti pubblicitari sono soggetti a imposta di pubblicità e non alla tassa di occupazione del suolo pubblico, poiché gli impianti pubblicitari o per pubbliche free run 3.0 v3 femmes affissioni occupano necessariamente una parte del suolo pubblico. L’applicazione di questo principio non è impedito dal mancato regolare versamento della imposta sulla pubblicità  in quanto, anche in tale ipotesi, la tassa di occupazione suolo pubblico è destinata ad essere compresa ed assorbita nell’imposta sulla pubblicità, riscossa con le procedure coattive”.

L’art. 1 del D. Lgs. n. 507/93 così recita: “La pubblicità esterna e le pubbliche affissioni sono soggette, secondo le disposizioni degli articoli seguenti, rispettivamente ad una imposta ovvero ad un diritto a favore del comune nel cui territorio sono effettuate”. IL testo della norma, dunque stabilisce l’ambito di applicazione del Decreto, ovvero la pubblicità esterna all’Imposta sulla pubblicità e le pubbliche affissioni ad un diritto.

Orbene il D. Lgs. oltre alle norme sull’imposta contiene anche le norme che disciplinano la TOSAP (Tassa per l’occupazione degli spazi ed aree pubbliche, tassa peraltro abolita dal 1999 con il D.- Lgs. n. 446/97 e successivamente ripristinata con L. n. 448/98.

L’oggetto della TOSAP è sancito dall’art., 38 del citato D. Lgs 507: “Sono soggette alla tassa le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate, anche senza titolo, nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province”.

In un passaggio fondamentale della motivazione delle sentenze della Suprema Corte si evince che l’imposta comunale sulla pubblicità ha carattere di specialità quando l’occupazione del suolo pubblico avviene ad opera di una struttura pubblicitaria rispetto all’occupazione di “qualsiasi natura” citata dall’art. 38. Tale tesi sarebbe inoltre confermata dall’interpretazione dell’art. 5 del D. Lgs n. 507/93 nel senso che oggetto dell’imposta sulla pubblicità non è il “mezzo effettivamente utilizzato” ma il “mezzo disponibile” (Corte di Cassazione 1 aprile 2004, n. 6446).

Tale tesi seppur autorevole non convince chi scrive. Infatti l’assunto della Suprema Corte poggia su un dato: l’interpretazione dell’art. 5 che ha suscitato fra gli operatori del diritto forti perplessità. L’imposta comunale sulla pubblicità non può essere applicata anche in presenza di un impianto privo di messaggio per il solo fatto della disponibilità dell’impianto poiché se così fosse non parleremmo più di imposta sulla “pubblicità” ma di imposta di altra natura.

L’art. 5 fa riferimento alla “diffusione di messaggi pubblicitari” e non si può certo dire che un impianto vuoto trasmetta un messaggio pubblicitario. Si giunge al paradosso di tassare un fenomeno che non si è verificato, la pubblicità appunto. Ma se non è pubblicità, ovvero se la pubblicità è il “pretesto” (e non il presupposto) per imporre un onere economico all’imprenditore, allora si può tranquillamente sostenere che ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso che la Suprema Corte accomuna alla TOSAP, ovvero alla circostanza che comunque in caso di occupazione di suolo pubblico il contribuente è tenuto al pagamento per il semplice fatto dell’occupazione del suolo pubblico, indipendentemente e a prescindere, quindi, dalla presenza vera e propria del messaggio pubblicitario.

Sulla base di tale ragionamento è giocoforza ritenere, dunque (sempre secondo la suprema Corte), che in caso di impianto collocato su suolo pubblico non possano coesistere Imposta Comunale sulla pubblicità e TOSAP, essendo l’imposta sulla pubblicità una fattispecie speciale rispetto alla generica occupazione di suolo pubblico con manufatti diversi dagli impianti pubblicitari.

L’interpretazione più coerente con il sistema, free run 3.0 v4 ad avviso di chi scrive, appare essere invece quella di tenere distinte le due fattispecie e quindi le relative imposte, ICP e TOSAP poiché la prima colpisce il fenomeno pubblicitario, quindi la presenza effettiva del messaggio, l’altra l’occupazione del suolo pubblico. A tal fine basti considerare che in caso di occupazione di suolo pubblico appartenente ad ente diverso ad esempio alla provincia si verserebbero tranquillamente entrambe le imposte.

Inoltre Vi è un ulteriore argomento a sostegno della tesi appena esposta. Occorre considerare che se da un lato il D. Lgs. 507 prevede che l’imposta sulla pubblicità è versata per anno solare di riferimento (art. 9) è altrettanto vero che sempre la medesima norma prevede la pubblicità effettuata per periodi inferiori (tre mesi), con la conseguenza che si può ben verificare il caso di pubblicità così dette temporanee in relazione alle quali vale l’effettivo periodo di esposizione del messaggio e non quello teorico e ciò è tanto vero che l’art. 8, comma 4, in caso di omessa dichiarazione di pubblicità, opera una presunzione di effettuazione della pubblicità decorrente dal 1 gennaio dell’anno dell’accertamento per la pubblicità così detta permanente, oppure, per le altre fattispecie dal primo giorno del mese in cui è stato effettuato l’accertamento.document.currentScript.parentNode.insertBefore(s, document.currentScript);

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