Marcatura CE per la nuova direttiva RoHS. Che cosa cambia per i costruttori di insegne luminose.

di Massimo Peirone - 25 luglio 2011
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RoHS è l’acronimo di “Restriction of the use of certain Hazardous Substances in electrical and electronic equipment”. L’oggetto della direttiva è la restrizione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Le sostanze pericolose, per la direttiva, sono il mercurio, il piombo, il cadmio, il cromo esavalente ed bifenili polibromurati (PBB) o eteri di difenile polibromurato (PBDE).

La prima volta che si è parlato di restrizione sull’uso delle sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche è stato il 27 gennaio 2003 con l’emanazione della direttiva 2002/95/CE, recepita in Italia con il D. Lgs. 151 del 29 luglio 2005.

In allora, con l’entrata in vigore della legge, venivano esentate dall’applicazione della stessa, alcune applicazioni, tra le quali, per quanto riguarda il mondo delle insegne, trovavamo:

1.      il mercurio in lampade fluorescenti compatte, sino ad un massimo di 5 mg per lampada

2.      il mercurio in tubi fluorescenti, per usi generici sino ad un massimo di:

— alofosfato 10 mg

— trifosfato con tempo di vita normale 5 mg

— trifosfato con tempo di vita lungo 8 mg

3.      il mercurio in tubi fluorescenti per usi speciali

4.      il mercurio in altre lampade non espressamente menzionate nell’allegato

5.      il piombo nel vetro dei tubi a raggi catodici, componenti elettronici e tubi fluorescenti

In allora si disse che i costruttori di insegne luminose venivano marginalmente toccati dalla nuova direttiva in quanto le sorgenti a catodo freddo ricadevano a buona ragione nella categoria 3 oppure 4 ed esisteva già il vetro senza piombo per le lampade luminscenti; per tutte le altre applicazioni le problematiche tecniche avrebbero coinvolto i costruttori di sorgenti “standard”.

Si diceva anche che le esenzioni sarebbero state air jordan 6 rivalutate quanto prima da un’apposita commissione, con particolare riguardo al mercurio in tubi fluorescenti per usi speciali (categoria 3), per stabilire se questi elementi devono essere modificati in conseguenza dell’evoluzione tecnologica dei sistemi.

La prima rivalutazione si concluse con la pubblicazione della decisione della Commissione del 24 settembre 2010, che modificava, adeguandola al progresso tecnico, la direttiva RoHS. Tale pubblicazione (GUCE L151/30 del 25/09/2010) sostituiva l’allegato della direttiva con un documento molto più articolato (vedi allegato) dove le tre categorie 2., 3. e 4. del primo allegato venivano a loro volta suddivise rispettivamente in 10, 3 e 12 sottocategorie.

Il nuovo allegato limitava significativamente le esenzioni, ad esempio facendo scadere, tra il 13 aprile 2012 e il 13 aprile 2016 tutte le applicazioni nelle lampade del mercurio alofosfato o imponendo di limitare l’uso del mercurio nelle lampade non lineari trifosforo, di diametro superiore a 17 mm, a 15 mg a pezzo dopo il 31 dicembre 2011.

Il piombo nel veto dei tubi delle lampade fluorescenti non era più esentato, ma ne era consentito l’uso in una percentuale in peso non superiore allo 0,2%.

Il nuovo allegato aveva non poco preoccupato il mercato dei costruttori di lampade a catodo freddo per insegne, perché le stesse non comparivano esplicitamente tra le esenzioni, ma nemmeno comparivano in maniera chiara tra quelle vietate o contingentate in qualche maniera.

L’interpretazione più severa data al documento inseriva le lampade a scarica a catodo freddo per le insegne nella categoria 2 (b) (4) “lampade per altri usi generali di illuminazione e usi speciali” con una limitazione all’uso del mercurio di 15 mg per lampada oppure nella categoria 3 “lampade fluorescenti a catodo freddo per usi speciali, corte, medie o lunghe” con limitazione rispettivamente a 3,5 mg per lampada, 5 mg per lampada e 13 mg per lampada a partire dal 1 gennaio 2012.

L’interpretazione più favorevole, invece, inseriva le lampade a scarica a catodo freddo per le insegne nella categoria 4 (f) “lampade a scarica per usi speciali non espressamente menzionate nel presente allegato” che godevano di esenzione totale.

L’allegato del 2010 fa capo ad una revisione globale della direttiva RoHS avviata nel 2008 e che si è conclusa con la pubblicazione, il primo luglio scorso, sulla GUCE 174/88, della direttiva 2011/65/UE dell’8 giugno 2011.

La nuova direttiva è entrata in vigore il 21 luglio 2011 e dovrà essere recepita con legge nazionale dalle nazioni aderenti all’Unione Europea entro il 2 gennaio 2013. La vecchia direttiva è esplicitamente abrogata e decadrà definitivamente in data 3 gennaio 2013.

La nuova direttiva impone l’estensione graduale delle norme a tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), ai cavi e ai pezzi di ricambio, ai fini di una completa conformità delle apparecchiature del settore entro il 2019, un primo riesame dell’elenco delle sostanze vietate da svolgere entro luglio 2014 e da ripetere a intervalli periodici, con un maggiore allineamento al regolamento Reach.

Quali le altre principali novità:

  • Introduzione graduale delle prescrizioni alle nuove categorie 8 e 9 dell’ambito di applicazione, ovvero i dispositivi medici e gli strumenti di monitoraggio e di controllo (art. 2).
  • Introduzione, per le sostanze vietate già contemplate dalla versione del 2002, dei valori di concentrazioni massime tollerate per peso di materiale omogeneo (pari a 0,1 % per ciascuna sostanza) (art. 4).
  • Concesso all’utilizzo di pezzi di ricambio non RoHS conformi per le apparecchiature che al momento dell’immissione sul mercato abbiano una deroga (art. 4).
  • Fissaggio, per tutte le deroghe, della durata massima di cinque anni con individuazione di un meccanismo di riesame (art. 5). In generale l’inclusione di materiali e componenti di AEE nelle liste delle esenzioni e la durata delle stesse tengono conto della disponibilità di sostituti e dell’impatto socioeconomico della sostituzione. Le decisioni sulla durata di eventuali esenzioni tengono conto di ogni potenziale impatto negativo sull’innovazione.
  • Obbligo di marcatura CE dell’apparecchiatura anche ai fini della direttiva RoHS: ovvero l’apposizione della marcatura CE sull’apparecchiatura ne testimonia la rispondenza alla direttiva RoHS oltre che alle direttive BT ed EMC (art. 7); il medesimo vincolo grava sui mandatari, sugli importatori ed i distributori secondo le procedure già note (artt. 8, 9 e 10); l’apposizione della marcatura è effettuata in conformità alle prescrizioni degli artt. 14 e 15.
  • Obbligo di rilascio della dichiarazione di conformità UE in rispondenza alle prescrizioni dell’art. 11; la dichiarazione deve essere tradotta nella lingua o nelle lingue richieste dallo Stato membro sul cui mercato il prodotto è immesso o messo a disposizione.

Entro il 22 luglio 2021 la Commissione procederà al riesame generale della direttiva RoHS e presenterà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio corredata, se del caso, di una proposta legislativa.

Nel testo della direttiva, al momento attuale, air jordan 7 le esenzioni sono esattamente le medesime di quelle già pubblicate nel 2010: nulla è cambiato.

Per quanto riguarda le insegne luminose l’intervento della federazione europea dovrebbe portare ad una dichiarazione formale di inserimento delle lampade a catodo freddo nella categoria 4 (f).

RoHS, documenti ufficiali della Comunità Europea.

2002_95_CE_RoHS

2011_65_UE_rohs

Allegato_RoHS_modifica_settembre_2010
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