Thai di luce.

28 giugno 2011
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Una miriade di cavi elettrici si arrampica sui giunchi, sui pali metallici, sui muri; aggrappandosi ad ogni cosa. Si condensa in fasci, si aggroviglia e improvvisamente si distende attraversando e riattraversando la strada.
Pare l’opera di un ragno iperattivo e folle che qua e là ha intrappolato nella ragnatela infinita di rame e gomma insegne dai colori sgargianti. Precarie, sembra vogliano sganciarsi e cadere, lasciare spazio alle decine di nuove arrivate. L’alfabeto Tai, anch’esso simile a ragnatele, ci lancia incomprensibili urli di luce colorata.
La precarietà di ogni cosa si tramuta in sensazione di lavorio infinito. Prevale l’emozione di una vitalità inesauribile.

Un saluto dalla Thailandia ai lettori di AIFIL[IN]FORMA.
Barbara Cinotti