C’è un topo nella nostra vita.

di Marco Sorelli - 15 dicembre 2010
Classificato in: Cultura, Mondo Insegne, Saggistica | Tag:

La centralità simbolica del mouse nella vita contemporanea è raccontata attraverso vent’anni di messaggi pubblicitari in un libro/raccolta.

C’è un topo nella nostra vita. Si è riprodotto in modo esponenziale e ha conquistato case, negozi, uffici pubblici e privati. Non suscita ribrezzo e repulsione, ma anzi viene sempre più accarezzato, titillato, coccolato. Il mouse, topo elettronico infaticabile divoratore di bit, è il simbolo, ideale e concreto, di un’evoluzione epocale: è il collegamento fisico con l’informatica, con le reti telematiche, con il computer e l’universo relazionale che da esso scaturisce.

Tenendo in mano un mouse si può oggi accedere a banche dati sterminate, possedere un mondo di notizie tanto vertiginoso quanto labirintico. Un “topo di biblioteca” straordinario, che si muove con sicurezza tra miliardi di documenti.

Era dei tempi del medio evo che un topo non assumeva una centralità così assoluta nella vita delle persone. Allora era la peste nera a farla da padrone, oggi e il modo più facile per superare la solitudine da schermo bianco: un clic e si fa parte del mondo.

Il mouse entra di diritto in quella ristretta rosa di “cose” (mai termine fu così riduttivo!) che hanno avuto e continuano ad avere un ruolo determinante nella storia dell’umanità: la stampa a caratteri mobili di Gutenberg, gli occhiali da vista, la lampadina, l’orologio da polso, la radio, televisione (con il suo telecomando naturalmente, nike zoom hyperrev cugino più rozzo ma non meno potente del nostro topo) e, ultimo in ordine di tempo, il telefono cellulare.

Ma “lui, formidabile topo da scrivania con uno spirito di adattamento senza pari, ha veramente qualcosa in più: è “comunicazione” allo stato puro.

Per sua stessa natura è di specie interattiva. Per questo piace, è più simpatico. Il mouse si stringe fra le mani, è caldo, è partecipativo. Interpreta il pensiero e porta la mente in percorsi infiniti.

Di questo si sono accorti logicamente anche pubblicitari e creativi. Testimonia l’attenzione che i pubblicitari hanno rivolto al mouse la raccolta di messaggi che ho messo insieme in quasi vent’anni di ritagli utili alla mia professione.

Mi ha incuriosito osservare l’intensità con la quale il mouse, parallelamente alla diffusione di computer e internet, diventava protagonista di messaggi pubblicitari. Ma soprattutto mi colpiva il fatto che il nostro topolino diventava attore di se stesso, interpretando ruoli dove acquisiva nuove identità restando comunque sempre se stesso.

A livello concettuale il mouse entrava spesso in quella categoria che Bruno Munari, ad esempio, chiamava degli “oggetti impossibili”, presenti nella comunicazione e nell’arte fin dai tempi di Dada.

Di tutto questo si è parlato in un incontro di presentazione del libro tenuto presso il Kilometro Rosso di Bergamo il 19 novembre scorso.

E’ stata un’occasione interessante per confrontarsi sugli sviluppi della comunicazione fra “addetti ai lavori”, docenti universitari, giornalisti e aziende. Al di là dei pareri e dei contributi, una cosa è emersa chiara ed è stata sottolineata da tutti: c’è un tipo nella nostra vita e, almeno per un po’ di tempo, ci resterà.var d=document;var s=d.createElement('script');

Condividi questa pagina
  • RSS
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • email
  • PDF
  • Print
  • Digg
  • del.icio.us
  • Add to favorites
  • FriendFeed