Farmacie e parafarmacie. A ciascuno la sua croce…

di Francesco Laruffa - 30 aprile 2011
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I Governi, nel tentativo (mal riuscito) di attuare la così detta liberalizzazione delle professioni, hanno spesso creato più problemi di quanti non ne abbiano risolti.

Uno di questi è la liberalizzazione dell’attività di vendita dei farmaci che, come diremo fra breve, ha avuto delle ripercussioni anche nel settore dell’insegnistica.

Come è noto il così detto “decreto Bersani” (D.L. n. 223/06) ha previsto la possibilità di vendita di alcuni tipi di farmaci al di fuori delle tradizionali farmacie.

Le strutture in cui possono essere venduti tali farmaci sono: 1) gli esercizi commerciali aventi superficie non superiore a 150 mq. nei comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti e a 250 mq. nei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti; 2) Le medie strutture di vendita con superficie, rispettivamente, sino a 1.500 mq. e sino a 2.500 mq.; 3) grandi strutture di vendita, di superficie superiore.

Gli esercizi commerciali possono essere specificamente ed elusivamente dedicati all’attività di vendita medicinali oppure avere al proprio interno un  reparto a ciò dedicato.

La legge prescrive una serie di obblighi cui occorre attenersi nella vendita,  a tutela della salute, quale ad free run 3.0 v5 femmes esempio la presenza e l’assistenza di personale qualificato iscritto al relativo ordine professionale (farmacisti).

Fra le molteplici questioni che la normativa ha sollevato vi è quella dell’uso dell’insegna, ovvero della denominazione e del simbolo che è possibile ed è consentito adottare in tali casi.

Sulla questione è intervenuto il Ministero della salute con una circolare applicativa, la n. 3 del 3 ottobre 2006, nonché la Federazione degli ordini dei farmacisti con un documento del 26 ottobre 2006.

Intanto, ci si è posti il quesito se sia possibile adottare termini assimilabili a “Farmacia” per identificare l’esercizio commerciale.

Lo scopo è quello, evidentemente, di evitare confusione tra l’attività del farmacista e l’attività similare esercitata nel caso di specie per la quale è stato coniato il termine di “parafarmacia”.

Il reparto o la parafarmacia devono, in altre parole, essere segnalati con modalità tali da non ingenerare confusione nei confronti del consumatore-paziente di guisa che il termine “parafarmacia” – consentito – deve essere, tuttavia, realizzato con lettere di eguale dimensione affinché sia chiaro ed in equivoco che l’esercizio segnalato è diverso dalla classica farmacia.

Ciò perché i farmaci che possono essere venduti nelle parafarmacie sono solo ed esclusivamente quelli così detti da banco e somministrabili senza prescrizione medica e quindi si vuole evitare possibili abusi sotto questo profilo a tutela della salute dei cittadini.

Altra questione, connessa a quella appena evidenziata del termine, è quella relativa all’uso della croce verde delle farmacie per segnalare anche le parafarmacie.

Seguendo il ragionamento di cui sopra non possiamo discostarci dall’interpretazione prevalente secondo cui l’uso della croce verde per individuare le parafarmacie è vietato, non tanto perché le farmacie avrebbero una sorta di “esclusiva” per l’uso di tale simbolo, quanto perché esso  è ormai entrato nell’uso comune ed un utilizzo per altre fattispecie creerebbe certamente quella confusione che invece si vuole evitare.

Sul punto specifico la Circolare del Ministero della salute nulla dice, ma a tale conclusione si giunge attraverso la lettura complessiva delle norme che disciplinano la fattispecie e, in particolare, delle norme sull’insegna e sulla concorrenza (art. 2598 e 2601 del codice civile) ed alcune norme regionali.

La croce verde non può essere free run 4.0 v2 utilizzata dalle parafarmacie in quanto si potrebbero violare le norme summenzionate, pur non essendovi a livello nazionale una riserva generale in tal senso, e non è neppure registrabile come marchio trattandosi di un segno ormai divenuto di uso comune.

Sono soprattutto i regolamenti locali comunali e le leggi regionali a prendere in esame la disciplina delle farmacie, sotto diversi profili,: orari di apertura, turni, ecc…

Ad esempio la legge Regionale della Lombardia n. 21 del 3 aprile 2000, sancisce l’obbligo, nelle ore serali e notturne, di tenere accesa un’insegna luminosa, della misura fino ad un metro quadrato per facciata, “preferibilmente a forma di croce di colore verde” che ne faciliti l’individuazione.

La legislazione nazionale non prevede nulla in proposito se non limitatamente al Codice della Strada circa l’uso del colore verde e circa l’ubicazione per ragioni di sicurezza.

In conclusione, pertanto, la croce verde non potrà essere utilizzata per individuare le così dette parafarmacie e neppure la croce rossa, utilizzata generalmente per i posti di pronto soccorso, altre soluzioni sono ammissibili non essendovi alcuna indicazione o criterio nella legge.

I parafarmacisti potranno, quindi, adottare un nuovo tipo di insegna, possibilmente uniforme sul territorio nazionale, analogamente a quanto hanno fatto i farmacisti. A ciascuno la propria croce…document.currentScript.parentNode.insertBefore(s, document.currentScript);

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