L’asseverazione o relazione asseverata di conformità nelle domande di autorizzazione di insegne.

di Loredana Carminati - 17 maggio 2011
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La normativa vigente prevede che nella documentazione a corredo delle istanze presentate ai fini dell’ottenimento di provvedimenti concessori e autorizzatori aventi ad oggetto insegne di esercizio/mezzi pubblicitari, la conformità dei progetti rispetto agli strumenti urbanistici, alle disposizioni legislative, ai regolamenti vigenti e alle indicazioni relative ai dati di fatto (….) deve essere attestata utilizzando l’istituto dell’asseverazione.

Quando è necessaria l’asseverazione

Il ricorso all’asseverazione è previsto in ogni caso in cui l’installazione di insegna/mezzo pubblicitario sia subordinata al rilascio di uno dei seguenti provvedimenti:

-          P.D.C. o Permesso Di Costruire;

-          D.I.A. o Denuncia di Inizio Attività (in tal caso l’asseverazione è prevista ai sensi
dell’Art. 22  D.P.R. 380/2011 – Testo Unico in materia Edilizia);

-          S.C.I.A. o Segnalazione Certificata di Inizio Attività (ai sensi della l. 122/2010 tale procedimento sostituisce quello della D.I.A. nelle materie di competenza regionale).

Cosa significa “asseverazione”

Per asseverazione si intende un’attestazione chiara ed esplicita della sussistenza dei dati di fatto dedotti o dei requisiti previsti per la legittimità dell’atto richiesto.

Tale attestazione deve essere suffragata dalla dimostrazione di elementi di legittimità dell’atto voluto, mediante puntuale descrizione delle opere e mediante dimostrazione della loro conformità a disposizioni legislative e/o regolamenti (norme urbanistiche, edilizie, di sicurezza, ecc.) nonché alle prescrizioni dello strumento urbanistico.

Funzione dell’asseverazione

L’istituto dell’asseverazione ha la funzione di sostituire le verifiche di conformità a leggi o regolamenti svolte dagli enti amministrativi con attestazioni svolte da soggetti privati specificamente abilitati a tale competenza, garantendo di conseguenza una maggiore celerità e semplificazione del procedimento volto all’ottenimento di autorizzazioni o concessioni.

L’attuale diffuso impiego di tale istituto si fonda sulla riconosciuta possibilità dell’utilizzo da parte dei cittadini di autocertificazioni nei rapporti con le Pubbliche amministrazioni ai sensi della Legge n. 15/68 e delle modifiche apportate dalle successive Leggi n. 142/90, 241/91, 59/97 e 191/98.

Per autocertificazione si intende una dichiarazione che il richiedente redige e sottoscrive nel proprio interesse per constatare fatti e qualità personali nel rispetto e in conformità alle norme vigenti, al fine di sostituire le ordinarie certificazioni e i normali atti notori.

Chi può asseverare

La relazione asseverata di conformità del progetto relativo al mezzo pubblicitario deve essere redatta e firmata di un professionista abilitato, iscritto al relativo Albo professionale di competenza.

Con la redazione dell’asseverazione il tecnico abilitato (architetto, ingegnere, ecc.) assume la qualifica di persona esercente un servizio di pubblica necessità ai sensi dell’art. 359 n. 1) Cod.Pen. in quanto soggetto privato che svolge una professione il cui esercizio è per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato e poiché della sua opera il pubblico è per legge obbligato a valersi.

Contenuto della relazione asseverata di conformità

La relazione del tecnico abilitato deve asseverare la conformità del mezzo pubblicitario:

-          alle indicazioni relative ai dati di fatto (tipo, dimensioni e messaggio del mezzo pubblicitario, luogo di installazione e posizione del mezzo pubblicitario, inesistenza di vincoli ambientali e culturali ai sensi della Legge 1089/39 e 1497/39, ecc.);

-          alle disposizioni legislative;

-          alle delibere e ai regolamenti tecnici degli enti pubblici.

Dichiarazioni false e mendaci

Data la qualità di persona esercente un servizio di pubblica necessità, ogni dichiarazione falsa o mendace compiuta dal tecnico abilitato in sede di asseverazione è punita ai sensi dell’Art. 481 Cod.Pen. con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 51 a euro 516.

Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro.

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