Le reti di impresa sono costituite dalle imprese che aderiscono ad un contratto di rete.

di Elena Zanconti - 19 maggio 2011
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Il contratto di rete può costituire un’opportunità specialmente per le imprese che non dispongono di forte potere di mercato e che sono prive di risorse finanziarie e di competenze sufficienti a realizzare individualmente innovazioni. Le singole imprese partecipanti possono realizzare progetti comuni, volti ad accrescere la competitività, pur rimanendo indipendenti e mantenendo la propria “visibilità” sul mercato.

Con la Circolare del 14 aprile 2011, n. 15/E, l’Agenzia delle Entrate ha definito il quadro fiscale in materia di “contratto di rete”, integrando quanto già indicato con precedente Circolare n. 4/2011 e fornendo chiarimenti e spunti operativi sui presupposti per accedere alle agevolazioni fiscali e ai vantaggi amministrativi e finanziari previsti in favore delle imprese che aderiscono ad un contratto di rete.

Entro il 23 maggio 2011, gli appartenenti alle “reti di impresa” che intendano beneficiare delle facilitazioni previste devono inoltrare alcuni dati all’Agenzia delle Entrate, dimostrando di aver soddisfatto i requisiti di efficacia previsti dalla normativa civilistica, oltre che le ulteriori prescrizioni imposte dalle disposizioni fiscali.

Non intendo approfondire gli aspetti di natura tributaria, adidas neo né quelli relativi alle agevolazioni. Ritengo invece utile, data l’attualità del tema, fornire qualche indicazione sulla disciplina civilistica di tale nuovo tipo di contratto, introdotto recentemente nel nostro ordinamento giuridico nell’ambito delle misure adottate a sostegno dei settori industriali in crisi, per favorire la stabilizzazione finanziaria e la competitività economica, nonché lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese (in specie delle PMI).

Quadro normativo: Il contratto di rete è stato recepito nel sistema normativo italiano per effetto dell’art. 3, commi 4-ter e 4-quater del D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla Legge 9 aprile 2009 n. 33; la disciplina civilistica del nuovo istituto è stata successivamente corretta e modificata dall’art. 1 della Legge 23 luglio 2009, n. 99 e dall’art. 42 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122.

Con il contratto di rete il legislatore italiano ha inteso fornire un nuovo modello di aggregazione tra imprese, complementare e aggiuntivo rispetto agli strumenti già esistenti e impiegati nel nostro ordinamento giuridico (contratto di società o di consorzio, aggregazioni proprietarie tramite fusioni ed acquisizioni, A.T.I. – associazioni temporanee di impresa, R.T.I. – raggruppamento temporaneo di impresa, joint venture, contratto di franchising, ecc.), attraverso il quale poter costituire nuove forme di collaborazione dedicate a realizzare progetti comuni tra imprese italiane e straniere, diretti allo sviluppo produttivo e all’innovazione organizzativa.

Disciplina civilistica: le reti di impresa sono costituite dall’insieme delle imprese che aderiscono, per originaria sottoscrizione o successiva adesione, ad un contratto di rete. In base a quanto disposto dall’articolo 3, co. 4-ter del menzionato D.L. n. 5/2009 (così come risultante dalle modifiche sopra richiamate), con il contratto di rete più imprenditori, al fine di accrescere individualmente e collettivamente la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato, si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”. Il contratto può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso.

Il contratto di rete può essere quindi stipulato da imprese di qualsiasi tipo, indipendentemente dalla loro forma giuridica (sia imprese societarie – di persone o di capitali – che imprese individuali), dalle dimensioni aziendali, dalla tipologia di attività svolta o dal settore economico di riferimento, nonché dalla localizzazione territoriale (sono ammesse tra l’altro alle agevolazioni fiscali non solo le imprese residenti, ma anche le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese non residenti). Non possono invece aderire al contratto di rete i professionisti e le PA.

In base all’art. 3, co. 4-quater del D.L. n. 5/2009, il contratto di rete deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata e iscritto nella sezione del registro delle imprese presso cui è iscritto ciascun partecipante. L’efficacia del contratto, tra le parti e nei confronti dei terzi (compresa l’Amministrazione finanziaria), “inizia a decorrere da quando è stata eseguita l’ultima delle iscrizioni prescritte a carico di tutti coloro che ne sono stati sottoscrittori originari”.

Inoltre, l’atto costitutivo deve indicare una serie di elementi, tra cui:

a) il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale di ogni partecipante per originaria sottoscrizione del contratto o per adesione successiva;

b) l’indicazione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;

c) la definizione di un programma di rete, che contenga l’enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante, le modalità di realizzazione dello scopo comune e, qualora sia prevista l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo, nonché le regole di gestione del fondo medesimo; se consentito dal programma, l’esecuzione del conferimento può avvenire anche mediante apporto di un patrimonio destinato costituito ai sensi dell’art. 2447-bis, co. 1, lett. a), del codice civile;

d) la durata del contratto, le modalità di adesione di altri imprenditori e, se pattuite, le cause facoltative di recesso anticipato e le condizioni per l’esercizio del relativo diritto;

e) se il contratto ne prevede l’istituzione, il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale del soggetto prescelto per svolgere l’ufficio di organo comune per l’esecuzione del contratto o di una o più parti o fasi di esso, i poteri di gestione e di rappresentanza conferiti a tale soggetto come mandatario comune, nonché le regole relative alla sua eventuale sostituzione durante la vigenza del contratto;

f) le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti su ogni materia di interesse comune che non rientri nei poteri di gestione conferiti all’organo comune, laddove istituito, e sulla modificabilità a maggioranza del programma di rete, se prevista dal contratto.

Si evince che, mentre il programma comune di rete è un elemento essenziale del contratto di rete, non sono da considerarsi necessari ai fini della validità del contratto (nonostante lo siano, invece, per l’accesso alle agevolazioni fiscali) né l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, né la nomina di un organo comune.

La disciplina è certamente scarna e presenta ancora numerose lacune per molti aspetti di rilievo.

Qualche ulteriore incertezza possono inoltre aver creato le air max 90 osservazioni espresse proprio in questi giorni dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, che con propria Comunicazione del 16 maggio 2011, pubblicata sul bollettino n. 17-2011, ha voluto precisare alcuni aspetti in merito all’istituto delle reti di impresa. In particolare, contro possibili tentazioni protezionistiche, l’AGCM ha chiarito che, per quanto condivisibile nella ratio e nelle finalità di carattere generale, l’istituto del contratto di rete non può, tuttavia, costituire una deroga ai principi della libera concorrenza e del mercato che, come pacificamente riconosciuto, hanno rilevanza costituzionale e informano in maniera trasversale tutto l’ordinamento; a tale scopo l’AGCM ha precisato che, affinché l’istituto del contratto di rete possa essere ritenuto compatibile con i principi e le leggi in materia antitrust, è necessario che l’accordo risulti effettivamente inteso ad accrescere la capacità innovativa e la competitività delle imprese aderenti e non costituisca, invece, uno strumento finalizzato a costituire indebite posizioni di vantaggio, in violazione della normativa antitrust, ma anche della stessa ratio dell’istituto.

Alla luce di quanto sopra, risultano auspicabili ulteriori e urgenti interventi legislativi, correttivi e integrativi, che definiscano maggiormente la disciplina essenziale, così come un’autoregolazione promossa dalle grandi associazioni di categoria in grado di ridurre le incertezze, anche grazie alla predisposizione di contratti-tipo, e di consentire un impiego rapido e utile del contratto di rete.

Purtuttavia, è comunque innegabile che le potenzialità del nuovo istituto giuridico sono molte e di notevole interesse e ritengo che le agevolazioni fiscali concesse dal legislatore probabilmente non rappresenteranno per le imprese la spinta più significativa verso tale forma di aggregazione.

In particolare il contratto di rete può costituire un’opportunità specialmente per le imprese che non dispongono di forte potere di mercato e che sono prive di risorse finanziarie e di competenze sufficienti a realizzare individualmente innovazioni tecnologiche di processo e di prodotto. Esso consente alle parti aderenti una crescita per via contrattuale, anche in presenza di una compagine proprietaria ristretta: attraverso la definizione di regole dispositive (e quindi derogabili dalle parti), infatti, le singole imprese partecipanti possono realizzare progetti industriali comuni, volti ad accrescere la propria capacità innovativa e competitività, pur rimanendo indipendenti e mantenendo oltretutto piena “visibilità” sul mercato (mancano infatti nella rete di imprese un’autonoma denominazione, come avviene invece per i consorzi), possono sostenere minori costi di acquisto, avere più facile accesso al credito, sfruttare vantaggi industriali, raggiungere una maggiore facilità nella promozione dei prodotti all’estero, ecc.

Indubbiamente anche il contratto di rete è da intendersi quale strumento innovativo fornito dal legislatore in relazione e in risposta all’esigenza di un cambiamento culturale urgente ed importante da parte delle imprese, finalizzato a superare localismi e divisioni.

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Ricordo che la Rubrica ha carattere esclusivamente orientativo ed esprime considerazioni giuridico-legali di natura generale. Pertanto, i Post e le eventuali risposte fornite ai quesiti non debbono essere intese, in nessun caso, come pareri e/o consulenze tecnico-legali e non possono sostituire le prestazioni professionali erogate da un avvocato di fiducia.}

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